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19/10/2007
Luca Zoccolan - Quando la musica diventa espressione


Le mie recensioni si possono trovare sulla rivista Musica et terapia

CURARSI CON LA MUSICA
Come e perché
di Lucio Gallo, Elvetica Edizioni, Lugano 2006

Ammetto che accostandomi al libro di Gallo alcune resistenze e pregiudizi, dovuti ai retaggi difensivi e intellettualoidi che mi appartengono per formazione personale, si sono avvicendati nella mia mente leggendo un titolo che suona decisamente altisonante: Curarsi con la musica.
Sarà uno di quei libri dove imperversano pagine dedicate a concetti astratti ed esoterici che non è possibile comprendere per noi comuni mortali e che gettano sulla musicoterapia quel velo di mistero e di magia che tanto piace agli amanti della new age?.
Non è così.
Senza omettere la dimensione spirituale che per l’autore milanese completa e rafforza la nota diade anima- corpo, propria di ogni individuo, il libro proietta la musicoterapia in un’area di intervento che si spera possa trovare un giorno la giusta collocazione in una società frenetica come la nostra: quella preventiva.
Sono pertanto godibili per chiarezza espositiva e capacità di sintesi i capitoli dedicati alla musica contro lo stress e gli attacchi di panicoe quelli dedicati al canto come pratica auto-curativa che permette ad ogni individuo di concentrarsi sull’ascolto del battito cardiaco e sulla dinamica del respiro dove risiede la possibilità di prendere contatto autentico con il proprio corpo.
Apprezzabile l’umiltà e la passione con la quale l’autore parla di ascolto, citando per ogni capitolo le riflessioni dei più grandi pensatori ed artisti in materia.
“(…) la musica è la vostra esperienza, i vostri pensieri, la vostra saggezza, se non la vivete, non uscirà dai vostri strumenti (…)”, le parole di Charlie Parker si sposano perfettamente con lo spirito dell’autore che opera in strutture ospedaliere dove le realtà trattate con la pratica musicoterapica, quali il morbo di Alzheimer, il coma, la realtà psichiatrica, le preparazioni al parto, vengono vissute in prima persona.
A partire da una consapevolezza esperienziale e controtransferale da parte dell’autore, le sue riflessioni, anche se non mancano di un sapore olistico, suonano molto bene perché, giustamente, l’attenzione del terapista si rivolge all’interno, nel suo sentire.
Se l’applicazione musicoterapica si fa forte di diversi modelli teorici e delle più svariate tecniche, quello che conta non è tanto il fare ma il come lo si fa.
Quando Benenzon si rivolge al musicoterapista domandandogli se si è lavato le mani prima di rivolgere l’attenzione ad un altro paziente, vuole proprio indicare la strada per fargli prendere coscienza di sé, invitarlo ad un ascolto completo del suo corpo e del suo esserci in quel momento.
Il libro di Gallo può essere un aiuto in questo senso ed anche i suoi continui riferimenti a Patch Adams e alla terapia del sorriso, ci rammentano quanto l’umore del terapista e la sua predisposizione psico-fisica possano condizionare la sua seduta.

Scritto da Luca Zoccolan alle 14:35, in Recensioni